Il 12 luglio esce per Fazi Editore "Adesso tienimi", il romanzo d'esordio
della ventenne tarantina Flavia Piccinni
(Recensione di "Adesso Tienini"). Il libro è interamente ambientato
a Taranto e racconta della storia d'amore spezzata fra Martina e il suo
uomo, morto suicida. Flavia così, dopo il successo del
Campiello Giovani
2005, con alle spalle due antologie - una sulla morte "Nulla è per sempre"
(Giulio Perrone Editore, 2006) e una su giovanissimi autori italiani "Under
18" (Coniglio Editore, 2006) - torna in libreria con un libro aspro e
malinconico, che racconta con spietata precisione il mondo scolastico
italiano, dove abbondano i "bulli-ragazzi" e i "bulli-professori", ma
soprattutto una relazione d'amore complicata, che si districa in una città
senza compromessi come Taranto. In occasione della sua uscita letteraria, le ho rivolto qualche domanda per un'intervista pubblicata su un altro sito e che riporto integralmente anche qui.
Flavia Piccinni e il rapporto con Taranto, la tua città natale: odio, amore o indifferenza?
Adoro Taranto e credo sia la vera protagonista del romanzo. Non posso fare a meno di viverla, di parlarne, di raccontare quanto sia bella e piena di contraddizioni. È stato molto difficile ambientare il mio primo romanzo in una città che sento particolarmente cara, scriverne era riviverne i miei ricordi.
Alcuni dei tuoi scritti sono caratterizzati da un latente senso di malinconia, che li rende unici nel loro genere. Quanto ti ci ritrovi nelle cose che scrivi?
La vecchia regola di Flaubert, scrivi di quello che conosci se vuoi essere veramente universale, è troppo complessa. Non aspiro ad essere universale, ma scrivo sempre - o almeno fino ad ora ho fatto così - di cose che conosco, più o meno direttamente. In "Adesso tienimi" ci sono moltissimi riferimenti a me, alle persone che conosco, a quello che vive intorno a me.
Il tuo "Adesso tienimi" è una storia forte. Ti è costato emotivamente scriverla?
È stato molto faticoso. Martina, la protagonista, è una ragazza che si abbandona, che decide di rinunciare a vivere, di lasciarsi alla spalle gli amici, i parenti, la città, e di conquistare la sofferenza. Scriverla è stato molto difficile. La sofferenza di Martina spesso stata ed è anche la mia.
Flavia Piccinni donna e Flavia Piccinni scrittrice sono legate da un unico filo conduttore?
Un dottore, anche quando non è nel suo studio, sa riconoscere un raffreddore da una bronchite. Così io - che studio farmacia e non medicina - non smetto mai di pensare alle mie storie, a quello che mi circonda, ai particolari che mi tormentano. La storia di Martina, la protagonista del libro, è stata un'ossessione lunghissima, che ha voluto quietarsi solo con la fine del libro.
Nel 2005 hai vinto il prestigioso "Premio Campiello Giovani". Quanto ha influito questo successo nella tua vita?
Il Campiello è stata una grande soddisfazione personale, ma non ha avuto grandi ripercussioni nella mia vita. Al momento credo che sia molto influente questo romanzo, "Adesso tienimi", e non tanto per quello che potrà essergli direttamente collegato, quando per quello che significa per me.
Scrivere: bisogno, passione o trasporto?
Scrivere per me è una grandissima passione e un tremendo bisogno. Fin da piccola mi chiedevo "Se succede questo?" e scrivevo quello che immaginavo. Con il tempo ho iniziato a concentrarmi sulla realtà, su quello che mi circonda e che mi colpisce maggiormente.
Quali sentimenti ti legano ai personaggi del tuo libro?
Amo e odio profondamente i miei personaggi. Non riesco ad essere distaccata, soprattutto nei confronti di Martina, la protagonista del libro. Siamo molto diverse e allo stesso tempo molto simili. Simili per quanto riguarda i sentimenti che ci legano a Taranto, e completamente diverse per la consapevolezza differente che abbiamo della vita.
Un'altra componente che si ritrova spesso nei tuoi scritti è l'amore. Cos'è l'amore per te?
L'amore per me è fondamentale per essere felici, per acquistare una serenità altrimenti difficilmente raggiungibile. In "Adesso Tienimi" c'è un amore nato dalla violenza, dalla mancanza d'amore. Per Martina non c'è sollievo più orrendo che liberarsi del suo uomo. Lei sa che senza di lui non potrà vivere.
Martina, la protagonista del tuo romanzo, sembra patire di un incolmabile vuoto interiore, il male delle giovani generazioni.
Martina è mangiata dall'interno. La sofferenza ne fa uno scheletro, che rifiuterà la vita. Non so se questa storia possa descrivere il male delle giovani generazioni, ma è sicuro che il vuoto spesso avvertito da Martina è quello che molti ragazzi conoscono e che cercano di nascondersi con diversivi inutili. Martina però sa che è inutile, la sua vita cozzerà sempre con la realtà. Non può nascondersi a se stessa.
La scuola dovrebbe essere luogo di formazione, di cultura e di cresciuta. Nel tuo romanzo, invece, ne viene fuori uno spaccato impietoso.
Non credo che sia uno spaccato impietoso, ma sincero. Non ho abusato di facili luoghi comuni che avrebbero generato scalpore (cocaina, marijuana e a volte eroina fra gli studenti, a volte fra i professori), mi sono concentrata su quello che ho provato sulla mia pelle e che posso testimoniare essere vero e quello che le persona intorno a me, compagni e amici, mi hanno raccontato. Ci tenevo molto a non esagerare, a non calcare la mano. Esistono i bulli studenti, ma sono tanti i bulli professori.
Perchè "Adesso tienimi" ?
Non posso svelare tutto ....