75190 - UNA CANZONE PER LILIANA SEGRE

Categoria: Musica
Postato il 29/01/2026 da Vittorio Vespucci

È stato rilasciato il video musicale di “75190 - Una canzone per Liliana Segre”, brano scritto da Mariateresa Livraghi (testi) e Dubois (musica), con la regia di Vittorio Vespucci, che ne traduce visivamente la forza narrativa e l’intensità emotiva.

“75190 - Una canzone per Liliana Segre” non si limita a ricordare: scuote, attraversa, apre una ferita e allo stesso tempo la illumina.

"75190 - Una canzone per Liliana Segre" racconta la storia di Liliana Segre con linguaggio diretto, senza trasformare la protagonista in un simbolo astratto e distante.
La memoria diventa un punto in cui la Storia si ferma e costringe a guardare: non un rito da consumare una volta all’anno, ma un incontro che chiede attenzione, responsabilità, presenza.

La musica si fonde al testo con discrezione, lasciando che siano le parole a guidare l’ascolto e a far emergere la forza della testimonianza. Ogni verso sembra costruito per non coprire, ma per accompagnare la voce di chi ha vissuto la deportazione, la disumanizzazione, il ritorno e la scelta di raccontare.

Il momento più intenso è la dichiarazione di libertà della Segre dal rancore e dalla vendetta: una libertà che non cancella il dolore, ma lo attraversa e lo trasforma in una scelta etica. In questo passaggio il brano si apre, smette di essere solo racconto del passato e diventa domanda rivolta a chi ascolta: che cosa ce ne facciamo, oggi, di questa memoria?

Ne nasce una canzone che non cerca effetti ma responsabilità collettiva.

Il video musicale

Il video musicale di “75190 - Una canzone per Liliana Segre”, diretto da Vittorio Vespucci, segue la stessa linea di sobrietà e precisione del brano. Le immagini non cercano di ricostruire ciò che è irrappresentabile, ma lavorano per sottrazione: dettagli, volti, spazi vuoti, oggetti che rimandano alla vita interrotta e alla possibilità di ricominciare. Il montaggio lascia respirare il silenzio, permettendo alle parole e alla musica di sedimentare.


Non c’è spettacolarizzazione del dolore, ma un’attenzione costante alla dignità della persona raccontata. Il video diventa così un luogo in cui lo spettatore è chiamato a sostare, più che a “guardare e passare oltre”. Ogni inquadratura sembra chiedere: quanto tempo sei disposto a restare qui, davanti a questa storia?

Tutti i partecipanti al progetto sono indicati nei titoli di coda.

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